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MAYA

“Maya”
Scritto e diretto da Giuseppe Tigani
con Marina Mezzatesta e Assunta Spirlì
Voce narrante: Assunta Spirlì
prodotto da IRIDE – Polistena (RC)
durata 4’ 55″
Italia 2017

Maya, la protagonista del film, è isolata in un mondo sterile, priva di qualsiasi emozione e incapace di reagire a questa condizione, quando un suono irrompe nel suo involucro e la spinge a volerne uscire e conoscere ciò che la circonda. Metafora del viaggio che l’uomo compie alla riscoperta del mondo, della bellezza, dell’arte.

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Iride

Consegna “Premio giovani registi” a Giuseppe Tigani

Felicissimo di aver ricevuto nella splendida cornice del Castello Svevo di Cosenza, il “Premio giovani registi”, durante la manifestazione “Moda Movie”.
Nella serata di ieri è stato proiettato il mio ultimo cortometraggio dal titolo: “Maya”, metafora del viaggio che l’uomo compie alla riscoperta del mondo, della bellezza, dell’arte.
Il film sarà presto disponibile su questo sito.
Colgo l’occasione per ringraziare l’Associazione “Creazione e Immagine” per il riconoscimento, la responsabile del settore cinema Loredana Ciliberto, Marina Mezzatesta e Assunta Spirlì per la loro gentile partecipazione alla realizzazione del film.
Giuseppe Tigani

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Devo tutto a Kubrick! La costumista italiana Milena Canonero, Orso d’oro alla carriera

“Devo tutto a Stanley…”. Incontrarla a Berlino, dove Milena Canonero è stata premiata con l’Orso d’oro alla carriera, vuol dire innanzitutto sentir parlare di lui, di Stanley Kubrick.

“È stato il mio grande maestro, un grande artista, un uomo straordinario, che aveva una visione più ampia degli altri. Io gli devo tutto”

È con il regista che l’ha fatta lavorare sul set di “Arancia meccanica”, che la costumista torinese ha capito “cosa significhi fare un film”, spiega. Una lezione, che le ha portato ben quattro premi Oscar: per “Barry Lyndon” nel 1976, per “Momenti di gloria” nel 1986, per “Marie Antoniette” nel 2007 e per “Grand Budapest Hotel”, nel 2015.

“Non mi sono mai davvero interessati i costumi – ha affermato incontrando la stampa all’Hyatt Hotel, elegantissima, e distante -.

Il punto è far parte del team creativo di un film”, ha spiegato, e quindi “essere in armonia con la concezione del regista”. “Non si vestono delle bambole, si vestono degli attori. Che arrivano col loro bagaglio. E poi bisogna tenere bene in mente il concetto del regista”.

Kubrick, Francis Ford Coppola, le hanno lasciato carta bianca, ha raccontato. “Con Coppola non ho mai parlato di costumi. Lui metteva insieme il direttore della fotografia, il cameraman, il produttore del design, me, e insieme leggevamo la sceneggiatura. Se ci colpiva qualcosa in particolare, facevamo delle domande. E poi ti diceva delle parole chiave, questo era importante per capire cosa volesse. Per il ‘Padrino’ mi disse ‘fai qualcosa da opera lirica'”. “E anche con Stanley era così”, ha aggiunto sul metodo. Bastavano delle parole chiave, per capirsi. Kubrick non le ha mai fatto richieste specifiche. “Bisognava ascoltare a fondo, gli piacevano le persone appassionate, attente. Gli piaceva molto se prendevi appunti, ad esempio”. Ma poi il suo “maestro” le dava carta bianca. “Aveva piena fiducia, mi lasciava libera”. Del resto la giovane Milena rispondeva bene alle aspettative del regista: “Io sono molto attenta, osservo e ricordo tutto. Lavoro con molta passione”. Anche il metodo per affrontare un costume lo ha preso da Kubrick: “Parto dalla testa, me lo ha insegnato lui”.

Alla Berlinale, che ha aperto l’edizione di due anni fa con “Grand Budapest Hotel”, Canonero ricorda anche il lavoro con Wes Anderson: “Quando penso a lui mi viene in mente la pittura naif, ma sempre con un sotto-testo: la vita, nelle sue sfumature raffinate, nelle sue relazioni”. E l’Italia, quanto ha contato nella sua formazione? “Non sono francese o inglese, certo. Quindi contano le mie origini, la mia famiglia. Ho il mio bagaglio. Ma se non fosse andata in Inghilterra, se non avessi incontrato registi come Kubrick, Parker, Coppola, Louis Malle, Polanski, non avrei potuto essere qui stasera probabilmente”. Dopo aver risposto all’ultima domanda, prima di lasciare la sala, è lei a trattenere i giornalisti: “Voglio dire una cosa. Questo premio avrebbe dovuto averlo Piero Tosi, è lui il più grande. Lui ha lavorato per Visconti, De Sica, Monicelli. Non viaggia, questo è noto, e per questo sono andata io da Stanley. Ma è lui il grande maestro di tutti noi”.

Cofanetto Wedding Film 2017

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